PRIMO ARTICOLO

FILOSOFIA NEMICA…

Io e la filosofia non siamo andate molto in sintonia negli anni della mia giovanile formazione. La colpa fu la mia perché non fui abbastanza forte e visionaria da oppormi a un sistema scolastico che mise tra me e i filosofi pensanti un muro inestricabile di nozioni, sentenze e arzigogoli mentali di cui non avevo la benché minima idea di come si potessero decifrare nella mia semplice vita di ragazza che sogna la luna e la bellezza.
Nozionismo, mi dissero, è puro e semplice nozionismo, impara a memoria e non sforzarti di capire troppo, perché ci vuole talento e una particolare altezza mentale per scalfire appena un briciolo di verità filosofica. La filosofia non è per tutti, ma comunque bisogna studiarla, se scegli il liceo classico come corso di studi superiori.
Io alta non lo ero, non lo sono e mai lo sarò, ma non era certo a un’altezza fisica che si riferivano i miei insegnanti. Tuttavia, caso strano, le mie compagne che alle interrogazioni di filosofia prendevano sempre voti che oscillavano tra l’otto e il nove, erano quasi tutte molto alte, forse a loro arrivava più ossigeno? Poi scoprii che era più una questione di ceto sociale e io, figlia di un programmatore impiegato alle Poste, un padre geniale e incompreso (ma questa è un’altra storia), non avevo i requisiti richiesti per eccellere, in una scuola privata cattolica, durante i mitici anni di piombo in una Roma blindata e malandrina.
Eppure, ho sempre pensato di avere una buona testa pensante e riflessiva, ma non è stato sufficiente a farmi innamorare della filosofia, forse perchè un po’ troppo sognatrice da ragazza, o eccessivamente pragmatica negli anni della piena maturità, quando correvo tra corsie d’ospedale come infermiera e tra cambio di pannolini e cure domestiche a casa, rivestita del ruolo di moglie e madre. Figuriamoci se potessi addentrarmi in una lotta senza colpo ferire nei meandri filosofici del pensiero elevato, i miei neuroni ne sarebbero usciti a brandelli. Ero alla ricerca di certezze e la mia vita credevo mi bastasse così come me la stavo disegnando, senza rendermi conto che quella vita non era propriamente la mia, ma solo un vestito ben cucito addosso, lontano dalla bellezza della mia vera anima nascosta da qualche parte.
La storia la preferivo, tanto che il mio primo sogno era stato quello di diventare insegnante delle vicende umane per cercare di carpire un briciolo di verità che aiutasse le future generazioni ad avere una chiave di lettura più chiara su sé stessi, attraverso la testimonianza di chi, prima di noi, ha lottato per le nostre libertà.
Molto impegnativo e persino eroico, mi arrovellavo però il cervello a capire come mai, nonostante si insegnasse la storia, alla fine si reiteravano sempre gli stessi errori. La storia si ripete, cicli e ricorsi in un continuo movimento circolare. Corri e corri, alla fine ti ritrovi al punto di partenza e non se ne esce più. Resta la memoria, per non dimenticare quali mostri coltiviamo in seno, ma poi disperdiamo tale risorsa nella disperata ricerca di un pezzo di felicità sotto questo cielo, troppo spesso carico di nuvole pesanti.
E così mi decisi a scegliere un percorso in risposta a un mio disperato bisogno di cura. Cura il prossimo e curerai la tua anima, la tua vita avrà un valore più alto. E chissà che non potessi riuscire a recuperarla quell’altezza spirituale che mi elevasse allo stesso livello di grandi pensatori, solo perché ho scelto il cuore in questo districato cammino in cui non dovevo dimenticare mai chi fossi, secondo come mi era stato insegnato. Una donna emancipata professionalmente, come giusto che fosse, dopo lotte femministe che hanno urlato al mondo la nostra indipendenza dall’egemonia patriarcale. Ma sempre e comunque una donna accudente, che un giorno partorirà i suoi figli, angelo della casa, come Famiglia, Chiesa e Società si aspettavano da me. E guai tradire le aspettative sociali, se non vuoi diventare invisibile nel luogo dove sei cresciuta e vivi.
Credevo che si potesse conciliare un ruolo professionale con i valori tradizionali che ho respirato sin da bambina e non mi accorgevo del baratro a cui mi stavo pericolosamente avvicinando.
Infatti, nonostante i miei sforzi, comunque sia andata, invisibile lo sono diventata lo stesso e mi ci sono impegnata perché ciò accadesse, il perché è scritto nella mia storia che un giorno scriverò.
Sì, la mia autobiografia la scriverò, di questo ne sono sicura perché merita di essere raccontata nelle sue devianze e tempeste, da cui ne sono sempre uscita e non per pura fortuna, ma perché ho scelto testarda di risalire dal fondo e ricominciare a vivere. In qualche modo mi sono salvata, come sia potuto accadere ancora lo sto cercando di ricostruire, perché è importante capire come abbia fatto a uscirne viva, ma è anche fondamentale comprendere come io sia mai potuta entrare in quella fottuta tempesta, dove per alcuni e interminabili anni ho seguito passi insidiosi e devianti, a braccetto con Sorella Morte.
Insomma, la mia vita è stata un caos e lo è tuttora, per fortuna! Non sono diventata matta, ora mi spiego con più chiarezza.
Stranamente, io ricordo molto poco di quegli anni precedenti la tempesta, uno spartiacque tra vite vissute ieri e vite che vivo oggi, cercando di ricostruire la mia vera identità, lontana da quei pregiudizi fallaci e maschere che mi sono state imposte o, meglio, che io ho permesso che mi fossero imposte. Forse sarà un meccanismo di difesa, vai a capire.
Mentre ricordo ogni respiro delle mie esperienze dopo il dramma, stando molto attenta a ogni mia emozione o vacillamento, perché questa volta avevo gli strumenti per evitare la collisione e, più ancora, ero consapevole dei miei errori. Il libretto di istruzioni ce lo abbiamo dentro, questa fu davvero una grande scoperta, solo che nessuno ci insegna a capirlo come usarlo. E quale fu il primo errore di cui presi coscienza? Credo il più importante, essermi dimenticata di ascoltare me stessa, di amarla questa donna che vedevo allo specchio ogni mattina, stanca e mai ferma, incapace di dire “Basta, questa non è la mia vita!”
Se non ci prendiamo la responsabilità, una buona volta, delle nostre azioni e del disfacimento che ne consegue, una via d’uscita non la troveremo nemmeno se ci mettiamo a urlare. E io ho scelto di assumermi le responsabilità della mia malattia psichica di allora, di cui porterò sempre dentro le cicatrici.
… FILOSOFIA AMICA

Bisogna avere ancora un caos dentro di sé
per partorire una stella danzante.
Io vi dico: voi avete ancora del caos dentro di voi.
F. Nietzsche
A questo punto della mia esistenza, da quando soprattutto ho intrapreso la professione di Ghostwriter, entra in gioco la filosofia, ma senza che io lo volessi, mai immaginata una cosa del genere. Pensate che burlona la vita, mi ha svelato che la filosofia ha sempre fatto parte di me, ma nessuno me lo aveva detto e né io me ne sono mai accorta fino a questi ultimi giorni, quando per un caso fortuito inciampo nel web in una persona che mi ha offerto una diversa prospettiva per interpretare fatti, persone e cose. Si chiama Nicola Donti, un filosofo, esperto di comunicazione efficace e PNL umanistica, esperto della filosofia del linguaggio che aiuta le persone, nei propri posti di lavoro, a comunicare attraverso il pensiero, riflettendo sulle grandi domande esistenziali e raccontando della vita dei filosofi e di esperienze di vita vera.
Che strano!
Il mio lavoro è proprio quello di raccontare storie di vita vera e di scoprire, in quelle vite, la voce narrante di ogni persona, quel modo unico e speciale che abbiamo tutti di comunicare agli altri fuori di noi il nostro mondo interiore. E quali meraviglie si dispiegano nella scrittura di una vita, quale respiro torna alla superficie dal buio della tua paura quando credevi di essere morto dentro, non si può immaginare!
Tutto comincia da una domanda, quella giusta a cui seguono altre domande, ognuna con la risposta già codificata, basta solo cambiare occhiali e leggere meglio.
E già, il segreto è nel porsi le domande giuste e sapete chi sono i più grandi filosofi che ci possono dare una mano grandiosa a recuperare in noi la curiosità di chiederci sempre “perché” mi succede questo o “perché” nel mondo le cose si chiamano in un certo modo?

Vivono accanto a noi ogni giorno e, magari, li abbiamo anche cresciuti noi come genitori, nonni o tate. Sono i bambini, loro hanno quell’entusiasmo per cui non smettono mai di stupirsi per quelle cose che noi adulti ormai diamo per scontato, appesantiti da quelle imbrigliature che la società, sempre più veloce e tecnologica, ci impone. È come fossero piccoli “Socrate” che diventano la tua spina nel fianco e ti impongono di scavare dentro te una caverna in cui scoprirai la vera conoscenza di chi sei e quale abisso ti separa dal divino.
E ogni parola, di cui il bambino ci chiede il significato, ci costringe a scoprirne l’etimologia, da dove nascono quelle parole e quale energia potente possono avere su di noi, se non ne comprendiamo il valore intrinseco. Usa male una parola e diventa una spada, usa con amore una parola e concepirai la vita.
In pratica la filosofia, nella ricerca del senso della vita e delle parole è parte, se non mantra, del mio lavoro di Ghostwriter. Che scoperta!
Io sono rimasta estasiata da questo filosofo moderno che forse di autorevole può sembrare che ha ben poco, ma ha una altezza mentale che mi vengono le vertigini. Solo che lui, a differenza di tanti insegnanti di filosofia (e ne ho conosciuti diversi, anche all’università) ti offre una scala per salire in alto e scoprire quale visione si può ammirare da quell’altezza.
E qual è il linguaggio che usa per parlare alle persone di filosofia e dei grandi filosofi? L’ironia e l’autoironia, l’intelligenza acuta di non prendersi troppo sul serio e di considerare le vicende, anche le più scabrose, con più leggerezza, un valore che, purtroppo, molti scambiano per superficialità.
Erroneamente si attribuisce a Italo Calvino una frase solo perché è vicina al suo pensiero sulla leggerezza che espresse nella prima delle sue Lezioni americane, ma io ve la dico lo stesso perché definisce bene quello che provo in questo momento:
“Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”
Ed è grazie a questa visione di me nuova che ho iniziato a cambiare passo. E capite il mio stupore quando un filosofo mi parla dal web con questo stesso linguaggio che ho ricercato dentro di me dopo anni di scrittura e pensieri volanti.
Ridevo come una matta ad ascoltarlo, poi qualcosa mi congelava le sinapsi e acuiva la mia attenzione, perché tra quelle risate e un senso meraviglioso di leggerezza, io scoprivo pensieri di me stessa di cui ho sempre scritto nel segreto dei miei quaderni. Io andavo riconoscendo in me il mio pensiero filosofico, in armonia con la filosofia della storia umana e non è una banalità. Semplicemente è cambiata la prospettiva da cui mi è stata mostrata la verità che grandi pensatori hanno forgiato per noi umili mortali.
Così queste sere, dopo tanto lavoro al computer, invece di evadere con la visione di un gradevole film o serie tv, mi sono messa ad ascoltarlo in altre sue conferenze e nell’ultimo video c’è stata per me l’Epifania! L’amico Nicola sciorina così, tra una battuta e un racconto, come se stesse distribuendo patatine e non grandi perle di saggezza, una frase di un grande filosofo che mi blocca. Stoppo il video, corro a prendere un quaderno e lo scrivo, perché una cosa così non si può disperdere tra le reminiscenze offuscate di una memoria che ogni tanto perde i colpi, cosa normale a una certa età.
Nietzsche che, insieme a Kant, Hegel e altri della banda dei filosofi, mi avevano procurato da studentessa di liceo i peggiori mal di testa, affermò questo:
“Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora del caos dentro di voi”.
E, per pura coincidenza, qualche tempo fa un mio caro amico, forse anche lui un po’ filosofo, ma non sa di esserlo, quando gli confidai di sentirmi centrifugata dentro in un caos esistenziale che mi stava disorientando e facendo male, mi disse: “Cara amica, il caos è una cosa molto buona e utile, perché è nel caos che partoriamo in più importanti cambiamenti per la nostra vita. Sei in una fase di grande stravolgimento a sessantadue anni e pretendi di non essere nel caos? Attraversalo e scoprirai la tua direzione, dove ti sta conducendo la vita!”
Il mio nome è Gioia, ecco la mia stella danzante che alla fine ho partorito e significa un mondo di mie verità che a poco a poco si dispiegano alla coscienza. Forse ci saranno altri caos, ma non mi spaventano più perché in quel vento, che ha sconvolto la mia vita, io mi sono ripartorita e quel dolore si è trasformato in bellezza.
E se qualcuno mi avesse non spiegato, ma raccontato Nietzsche o il valore reale della filosofia che emerge da una vita vissuta, forse le strade sarebbero state diverse per me, la consapevolezza della mia autentica identità sarebbe emersa in modo meno pericoloso per il mio equilibrio mentale e fisico, perché le tempeste sono potenti.
Se non ti armi di fiducia in te stessa, di depressione si muore e io ci stavo quasi per riuscire a morire senza più speranza.
E senza Gioia.

Per chi desidera ascoltare Nicola Donti, ecco una delle sue conferenze dal titolo “Cosa ti unisce, cosa ti separa?”. Trovate altri contenuti su You Tube.
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